paesaggio

Conferenza sulla moria dei Platani – Prof. Lorenzini

La conferenza di venerdì 26 febbraio è stata veramente una occasione rara per affrontare e cercare di capire un problema gravissimo che sta portando alla estinzione un albero prezioso e distruggendo alcuni dei viali monumentali più belli e importanti della nostra regione e non solo.

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Presentazione della conferenza

Il Prof. Giacomo Lorenzini (Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa), che la sezione di Italia Nostra desidera nuovamente ringraziare, è riuscito a spiegare con rigore scientifico e al contempo con grande chiarezza divulgativa un argomento spesso fonte di incomprensioni e polemiche dovute anche alla mancata conoscenza.

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La progressiva diffusione del cancro colorato in Italia

L’albero Platano è aggredito da un fungo “killer”[Ceratocystis platani], giunto dall’America del nord probabilmente durante la seconda guerra mondiale – pare abbia viaggiato in casse di armi e viveri costruite con legno infetto – che viene propagato principalmente dall’uomo mediante l’utilizzo di attrezzi di potatura infetti.  Purtroppo il microfungo, superata la difesa corticale, si installa all’interno del sistema vascolare della pianta, rendendo impossibile il trasferimento dell’acqua dalle radici, senza lasciare scampo alla vittima: una pianta infetta è condannata a morte. Inoltre, il patogeno si propaga anche per innesto radicale, con la conseguenza che l’infezione di un albero in un filare monospecifico porta in breve all’ammalarsi, in serie, delle piante vicine (rinviamo all’ Opuscolo informativo sul Cancro colorato del platano del SFR Toscana ).

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E’ l’uomo il maggior pericolo per il platano, in quanto veicolo dell’infezione mortale

Purtroppo quindi sono inevitabili, anzi necessari, i ricorrenti programmi di abbattimento delle piante infette, previsti anche per legge con vari decreti di lotta obbligatoria successivi, di cui l’ultimo (DM 29 febbraio 2012 Misure di emergenza Cancro del platano) prevede un contenimento del fenomeno, non più una sua eradicazione, oramai quasi impossibile nelle zone colonizzate da tempo dal patogeno, presente in zona almeno dagli ’80 del secolo scorso.

Il platano quindi, meravigliosa pianta, ‘regina’ dell’arredo urbano, scelta per la sua bellezza ma anche per il suo rapido accrescimento e vigoria, sembra dunque condannato senza appello.  Anche se apparentemente essa cerca di reagire – “per disperazione” – ricacciando nuova vegetazione dalla base, in realtà questo tipo di attacco non dà scampo, e anzi il mantenimento della pianta infetta aumenta la possibilità di contagiare altri individui vicini.

Cosa possiamo fare dunque? – la domanda sorge spontanea.

Nella nostra zona sono andati quasi del tutto persi due beni paesaggistici straordinari e irripetibili, il Viale D’Annunzio e la via del Brennero da Pisa a San Giuliano Terme.  E’ una perdita che potremmo paragonare alla distruzione di un bene monumentale di primaria importanza quale  – ad esempio – il Battistero o il Camposanto.  Anche nella vicina Lucca (gli splendidi viali di platani che creavano un magnifico colpo d’occhio assieme alle mura) e in Versilia i danni sono consistenti.  Ma anche all’estero il fenomeno è preoccupante, come ad esempio in Francia il meraviglioso Canal du Midi, al quale l’UNESCO sta pensando di ritirare la tutela in quanto sta perdendo quasi del tutto i meravigliosi filari di platani che lo accompagnavano su ambo le sponde.

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Capestang, Herault Department, France — France, Herault, Capestang, Canal du Midi, classified as World Heritage by UNESCO — Image by © Camille Moirenc/Hemis/Corbis

La prima cosa da fare è salvare le piante rimaste.  E per farlo occorre difenderle principalmente dall’uomo, maldestro veicolo di infezioni.

Può sembrare incredibile, ma a fronte di leggi emanate dallo Stato che paiono vere “Grida” di manzoniana memoria, spesso gli addetti alla manutenzione e potatura degli alberi sani ed all’eventuale abbattimento degli alberi infetti spesso non sono preparati, e non seguono nessuna delle numerose e stringenti misure di prevenzione (alcune delle quali tra l’altro invero di assai difficile e costosa applicazione), nemmeno le più banali quali la pulizia degli attrezzi.

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La nostra disattenzione nei confronti degli alberi a volte crea danni gravi

Una semplice lettura delle misure di emergenza (DM 29 febbraio 2012 Misure di emergenza Cancro del platano) rende comprensibile con evidenza la necessità di obbligare alla certificazione del personale chi opera in questo campo, proposta avanzata dal Prof. Lorenzini.

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Il clone di platano resistente “Vallis clausa” è un sostituto possibile, ma la diffusione di un singolo genotipo è considerata rischiosa sotto il profilo epidiemiologico

Aggiungiamo noi di Italia Nostra, è  anche doveroso tornare a progettare il verde urbano e i viali monumentali, cercando possibili valide alternative.

In questo senso, la presenza in sala dell’illustre Professor Fabio Garbari, del Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa ha consentito una veloce disamina delle possibili alternative per la sostituzione dei Platani.

L’albero impiegato oggi più comunemente è il Bagolaro (Celtis australis), che ha una crescita veloce, una buona resistenza all’ambienteurbano e un apparato radicale che si spinge in profondità, senza danneggiare marciapiedi e sedi stradali.

Una alternativa spesso presa in considerazione è l’utilizzo di un clone di platano (“Vallis clausa“), selezionato in Francia e considerato resistente alla malattia. Se da una parte tale clone è perfettamente riconducibile in termini estetici agli alberi che stanno soccombendo al patogeno, tale scelta pone il grave problema del rischio della diffusione di un genotipo singolo: la mancanza di varietà genetica (cioè l’assenza di biodiversità) è una condizione eccezionalmente rischiosa in natura.

Un magnifico sostituto sarebbero senz’altro gli aceri (Acer platanoides o Acer pseudoplatanus), che però sono noti per presentare accrescimento molto lento (diciamo che è una scelta per chi crede nel futuro, e in questo senso ci piace).

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Parafrasando Gandhi, il grado di civiltà di una nazione si vede anche da come tratta i suoi alberi urbani (Prof. Giacomo Lorenzini)

La presenza in sala del dirigente del settore Verde Arredo urbano del Comune di Pisa, architetto Fabio Daole, e degli istruttori e direttori tecnici dello stesso settore è stata molto utile – desideriamo ringraziarli tutti – anche per permettere ai presenti di capire le difficoltà che inevitabilmente sorgono nella gestione di un patrimonio tanto diffuso e prezioso, ma anche le strategie e i principi di un lavoro tanto importante per i cittadini  (Cartografia interattiva del verde urbano nel comune di Pisa).  Nell’occasione tra l’altro è stato annunciato che nel mese di maggio sarà presentato alla cittadinanza il progetto di gestione del verde ed il programma di manutenzione.  Aspettiamo quindi fiduciosi e speriamo ci possano essere occasioni di confronto costruttivo e condivisione.

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